LEASING ABITATIVO: OPZIONE PER L’ABITAZIONE PRINCIPALE

leasing abitativo

La legge di Stabilità per il 2016 (legge 208/15)

ha codificato un a particolare tipologia di leasing (il leasing  abitativo), dotandolo di alcuni vantaggi fiscali, al fine di offrire al mercato dell’edilizia uno strumento in più per la commercializzazione delle abitazioni e ai potenziali acquirenti una soluzione ulteriore rispetto al mutuo ipotecario.

L’articolo 1, comma 76, della legge 208/15

chiarisce che il leasing abitativo è un contratto con cui il soggetto concedente (una banca o altro intermediario finanziario iscritto nell’albo di cui all’articolo 106 del testo unico bancario) si obbliga verso il cliente ad acquistare o a far costruire un edificio abitativo secondo le istruzioni dell’utilizzatore a fronte del pagamento di un canone correlato al prezzo di acquisto (o anche al costo di costruzione) e alla durata del periodo di godimento del bene da parte dell’utilizzatore.

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L’edificio va destinato dall’utilizzatore ad “abitazione principale”; in mancanza di questo requisito il contratto di leasing resta valido, ma si applica la normativa applicabile al “normale” contratto di leasing.

La stipula del contratto comporta che sull’utilizzatore gravano gli stessi rischi che correrebbe se fosse il diretto acquirente del bene (uno per tutti, quello di usura dell’edificio). Al termine del periodo di godimento, poi, l’utilizzatore ha il diritto di acquistare la proprietà del bene utilizzato al prezzo stabilito nel contratto.

La legge 208/15

presuppone che oggetto del contratto debba essere un’abitazione, nuova o usata, ceduta da un impresa costruttrice, da un’impresa non costruttrice o da un soggetto che non esercita attività d’impresa.  

Il nuovo contratto può avere a oggetto le pertinenze senza limiti di tipologia e di numero, acquistate unitamente al bene principale o separatamente da esso. 

In base all’articolo 1, comma 77, della legge 208/15

all’acquisto dell’immobile oggetto di leasing abitativo si applica l’articolo 67, comma 3, lettera a), della legge fallimentare (regio decreto 267/42), secondo cui non sono soggetti all’azione revocatoria fallimentare i “pagamenti di beni e servizi effettuati nell’esercizio dell’attività d’impresa nei termini d’uso”.


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