COMUNIONE DEI BENI: REGIME PATRIMONIALE E AGEVOLAZIONE FISCALI

Comunione dei beni VetrinaFacile.it

Ultimo aggiornamento 27 Luglio 2023 da VetrinaFacile.it & Redazione

Comunione dei beni

La riforma del diritto di famiglia nel 1975 (legge 151 del 19 maggio 1975) ha introdotto la comunione come regime patrimoniale legale dei coniugi (art. 177 del c.c.). Questo regime si applica automaticamente agli acquisti dei coniugi, salvo diverse scelte espresse all’atto del matrimonio o in una convenzione successiva (art. 210 del c.c.). Nonostante il nome, la comunione riguarda solo gli acquisti, escludendo beni personali, donazioni, successioni, beni strumentali, risarcimenti e beni acquistati con il ricavato della vendita di beni personali (purché specificato nell’atto di disposizione).

I beni della comunione

L’art. 177 del c.c. individua i beni soggetti alla comunione legale tra i coniugi, mirando a tutelare la famiglia. Gli acquisti compiuti durante il matrimonio diventano comuni ope legis, con ciascun coniuge comproprietario per il 50%. I frutti dei beni propri formano la comunione de residuo al momento dello scioglimento, garantendo l’equa divisione di ciò che è stato acquistato e non consumato. L’azienda coniugale è soggetta a specifiche regole, distinguendo la gestione congiunta da quella individuale. In ogni caso, i beni della comunione sono un patrimonio separato, con uno statuto speciale che li differenzia da altri beni coniugali.

Acquisto di beni nel corso del matrimonio

La comunione legale tra coniugi mira a proteggere la famiglia piuttosto che la proprietà individuale, soprattutto riguardo agli acquisti. Il regime si applica a beni materiali e crediti, inclusi titoli azionari e obbligazionari. Gli acquisti compiuti insieme o separatamente durante il matrimonio diventano comuni, esclusi i beni personali. Ogni coniuge può stipulare autonomamente gli atti di acquisto, rendendoli automaticamente parte della comunione legale, indipendentemente dalle risorse utilizzate (salvo eccezioni dell’art. 179 del c.c.).

Invece, per alienare beni della comunione, occorre l’approvazione congiunta (art. 180, comma 2, c.c.). Quindi, la vendita di un bene in comunione legale richiede il consenso di entrambi i coniugi. Si osserva, inoltre, che l’immobile promesso in vendita a un coniuge in regime di comunione non rientra nella comunione se trasferito per coattiva sentenza a un acquirente dopo la separazione del coniuge (Cassazione 11504 del 3 giugno 2016).

Comunione legale e agevolazioni “prima casa”

L’acquisto della prima casa gode di agevolazioni fiscali se l’immobile non è di lusso e gli acquirenti soddisfano specifici requisiti soggettivi e oggettivi. Le informazioni richieste per ottenere il beneficio fiscale devono essere dichiarate nell’atto di acquisto, come stabilito nella Nota II bis, allegata al Dpr 131 del 26 aprile 1986 (Tu Registro).

L’acquirente non deve possedere, né in proprio né in comunione legale con il coniuge, diritti di proprietà, usufrutto, uso o abitazione su un’altra casa nel territorio del comune in cui si trova l’immobile oggetto dell’acquisto agevolato. Inoltre, non deve essere titolare, nemmeno in quota, di diritti di proprietà, uso, usufrutto, abitazione o nuda proprietà su altro immobile in qualsiasi parte del territorio nazionale, se usufruisce delle stesse agevolazioni “prima casa” (a meno che l’immobile posseduto precedentemente sia venduto entro un anno dall’acquisto del nuovo immobile agevolato).

Requisiti oggettivi e condizioni

I requisiti oggettivi riguardano l’immobile oggetto dell’acquisto e includono le seguenti condizioni: non deve avere caratteristiche di lusso, deve trovarsi nel territorio del comune in cui l’acquirente stabilisce la residenza entro 18 mesi dalla data di acquisto, oppure vi svolge la sua attività o ha sede il datore di lavoro (nel caso di trasferimento all’estero dell’acquirente), oppure si tratta della prima casa nel territorio italiano (nel caso di cittadino emigrato all’estero).

L’acquisto in comunione con il coniuge consente l’applicazione di tali benefici se entrambi i coniugi soddisfano i requisiti richiesti. Tuttavia, l’orientamento non era univoco riguardo all’applicazione delle agevolazioni fiscali nel caso in cui solo uno dei coniugi possieda i requisiti richiesti. La questione era oggetto di dibattito e non vi era un consenso generale su come trattare questa specifica situazione.

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