CLASSIFICAZIONE NEGOZIO GIURIDICO

Il Negozio Giuridico

Il Negozio Giuridico consiste in una manifestazione di volontà diretta a produrre effetti riconosciuti e garantiti dal diritto, può aver ad oggetti interessi patrimoniali e non patrimoniali. La dichiarazione di volontà trova tutela nell’ordinamento giuridico, producendo delle effetti giuridici (cessione del credito, accettazione dell’eredità).

I negozi giuridici possono essere: 

  1. atti unilaterali, quando consistono in una dichiarazione (atto) di volontà manifestata da una sola persona (testamento),
  2. bilaterali se si tratta di dichiarazioni manifestate rispettivamente da due o più parti (contratto).

Gli atti unilaterali si distinguono in:

  1. Atti recettizi; quando per la loro efficacia devono pervenire a conoscenza della persona alla quale sono destinati e che si reputano conosciuti nel momento in cui giungono a conoscenza del destinatario (proposta accettazione);
  2. Atti non recettizi; quando producono effetti indipendentemente dalla comunicazione ad una determinata persona destinatario dell’atto stesso (accettazione/rinuncia dell’eredità).

Il Contratto

A norma dell’articolo 1231 del codice civile il contratto è l’accordo di due o più parti per costituire, regole o estinguere un rapporto giuridico patrimoniale. Può essere bilaterale o plurilaterale, si perfeziona con il consenso delle parti, può dar vita a un accordo o può disporre meglio un rapporto già sorto o, terminare un rapporto giuridico.

Viene disciplinato dalla legge e deve avere contenuto patrimoniale, cioè suscettibile di valutazione economica. Secondo l’articolo 1322 del codice civile – autonomia contrattuale – le parti possono liberamente determinare il contenuto del contratto, sempre nei limiti imposti dalla legge e anche concludere contratti che non appartengono ai tipi aventi una disciplina particolare purché siano diretti a realizzare interessi meritevoli di tutela giuridica (contratti atipici o innominati).

Gli Elementi Essenziali del Contratto

La mancanza di uno di essi o un difetto degli stessi produce l’invalidità del negozio e sono:

  1. L’accordo delle parti – che è reciproco consenso tra le parti liberamente manifestato in relazione al contratto. Una manifestazione di volontà riferibile non sono ai negozi plurilaterali, che richiedono un accordo delle parti, ma anche quelli unilaterali (testamento), che sono capaci di produrre effetti giuridici.
  2. La causa – si identifica con la funzione economico – sociale che il contratto persegue, costituisce un interesse che il negozio è destinato a soddisfare, ossia lo sfogo oggettivo del contratto (nella compravendita la causa e lo scambio del bene dietro corrispettivo del prezzo).
  3. L’oggetto – costituito in dottrina, sin da l’oggetto della prestazione sia dal contenuto del contratto. Deve essere possibile sia nel senso naturale giuridico, (se l’oggetto è una cosa fisica questa deve esistere e poter resistere, se è un comportamento deve essere compatibile con la capacità fisica ed intellettuale dell’individuo), lecito (non deve essere contraria a norme di legge, all’ordine pubblico o al buoncostume), determinato o determinabile (se non è certo un determinato nel momento del contratto, deve contenere i criteri che ne consentiranno la determinazione al più tardi al momento dell’esecuzione).
  4. La forma – è il modo attraverso il quale si manifesta la volontà del contratto. Di solito la forma in cui è fatto il negozio giuridico è libera, salvo che sia richiesta una particolare forma per dare validità al contratto, così che se non viene data con la forma il negozio è nullo (nella compravendita di beni immobili è richiesto l’atto pubblico).

Gli elementi Accidentali del Contratto

Gli elementi che possono essere liberamente apposti dalle parti è che, a differenza degli elementi essenziali, non incidono sulla validità del negozio, ma ne condizionano l’efficacia, sono:

  1. La condizione – è l’evento futuro ed incerto dal quale le parti fanno dipendere o la produzione degli effetti del contratto o la eliminazione degli effetti del contratto già prodotto.
    1) Nel primo caso sia ha la condizione sospensiva – con la quale il contratto – anche se perfetto in tutte le sue parti – non produce alcun effetto giuridico in quanto se ne subordina l’efficacia il verificarsi dell’evento futuro, ma cesserà di esistere se questa non si verificherà.
    2) Nel secondo caso abbiamo una condizione risolutiva – che fa sì che il contratto non solo sia perfetto, ma anche produttivo di effetti giuridici che questa volta cesseranno se si verificheranno l’evento futuro.

La condizione può essere:

  1. affermativa quando la situazione si modificherà a seguito dell’avveramento della condizione,
  2. negativa quando la situazione resta immutata in seguito all’avveramento della condizione,
  3. causale, se dipende dal caso o dalla volontà di terzi,
  4. propositiva, se dipende dalla volontà di una delle parti,mista, se si verificano entrambi le situazioni precedenti,
  5. illecita (contratto nullo),
  6. impossibile (se la condizione impossibile è sospensiva il contratto alla quale è apposta è nullo, risolutiva sia ha come non opposta.

Il termine – è un avvenimento futuro e certo dal quale (termine iniziale) o fino a quale (termine finale) devono prodursi gli effetti del contratto,

Il modo – è una clausola accessoria che può essere opposta solo su un atto di liberalità (donazione) allo scopo di limitarne gli effetti. La limitazione può consistere in un dare, in un fare o non fare.

Elementi Naturali del Contratto

Elementi che la legge considera parte integrante del negozio, anche se le parti non ne fanno menzione, in quanto per la loro applicazione è una richiesta a una specifica posizione.

Sono: la “Garanzia per Evizione” e la “Garanzia per Vizi“.

  • Evizione: consiste nel garantire che nessuno possa validamente vantare diritti sulla cosa, oggetto del contratto di compravendita. L’evizione può essere:
    1) totale, quando il compratore, soccombe nel giudizio instaurato contro di lui a un terzo, che ha fatto valere i diritti sulla cosa, di proprietà o di godimento, è condannato alla consegna al terzo e viene privato del possesso del bene stesso. In tali ipotesi l’acquirente ha diritto alla restituzione del prezzo e delle spese sostenute, oltre al risarcimento del danno se ignorava la situazione precedente.
    2) parziale, se il bene oggetto del contratto è solo in parte di proprietà in godimento di terzi, in questo caso la risoluzione di risarcimento del danno può essere chiesto solo se l’acquirente non avrebbe acquistato il bene senza quella parte di cui non poteva divenire proprietario, altrimenti può solo ottenere una riduzione del prezzo, oltre al risarcimento del danno.

La garanzia per evizione può essere esclusa dal contratto per volontà delle parti.

La garanzia per vizi, invece, ricorre quando il bene venduto promesso in vendita presenta difetti che lo rendono non idoneo all’uso in cui è destinato e ne diminuiscono in modo apprezzabile il valore.

I vizi devono essere rilevanti, occulti, non apparenti. Per favorire la garanzia il compratore deve denunciare i vizi entro 8 giorni dalla scoperta a pena di decadenza e comunque entro un anno dalla data della consegna di prescrizione.

Fatta la denuncia, al compratore sono offerte due tipi di azione:

  1. Azione Redibitoria – per ottenere la risoluzione del contratto.
  2. Azione Estimatoria – che mantenendo in vita il contratto, ha lo scopo di ottenere la riduzione del prezzo.

L’invalidità e le Cause di Scioglimento del Contratto

Un irregolarità che comprende la nullità e l’annullabilità. Sia ha nullità del contratto, quando:

  1. Il contratto è contrario a norma di legge – nullità testuale –  è il caso in cui la legge commina espressamente la conseguenza della nullità dell’atto per l’ipotesi della difformità di esso rispetto alle prescrizioni normative (divieto dei Patti Successori).
  2. Manca una delle menti essenziali,
  3. La causa e illecita,
  4. Oggetto illecito indeterminato o indeterminabile,
  5. Il contratto è concluso sotto violenza fisica,
  6. Negli altri casi previsti dalla legge.

La Nullità

Può essere totale o parziale qualora riguardi l’intero negozio una parte di esso. La nullità di singole clausole contrattuali, comporta la nullità dell’intero negozio se risulta che i contraenti non lo avrebbero concluso senza quella parte del suo contenuto che è colpita da nullità. La nullità di singole clausole comporta la nullità del contratto quando le singole clausole nulle sono sostituite di diritto da norme di legge:

  1. rende l’atto inefficace non produttivo di effetti sin dal momento della sua conclusione, il contratto nullo è come se non fosse mai esistito,
  2. è imprescrittibile,
  3. può essere rilevata in qualsiasi momento, d’ufficio dal giudice o fatta valere da chiunque ne abbia interesse,
  4. non ammette convalida, non è possibile sanare negozio anche con la con la piena volontà delle parti,
  5. scioglimento del contratto,
  6. si ha l’annullabilità del contratto quando, una delle parti è legalmente incapace di intendere e di volere,
  7. in presenza di vizi del consenso della volontà quali:
  • l’errore – (falsa conoscenza della realtà o ignoranza di situazione) che deve essere essenziale riconoscibile dall’altro contraente nel senso che una persona di normale diligenza avrebbe potuto rilevarlo,
  • la violenza psichica o morale – qualora uno dei contraenti subisca una minaccia seria di un male ingiusto e notevole oppure, oppure una minaccia di esercitare un diritto per conseguire un vantaggio ingiusto anche se citato da un terzo, al fine di stipulare un contratto che non avrebbe mai stipulato,
  • il dolo – quando i raggiri e gli inganni usati da un contraente sono tali che l’altra parte, senza di essi, non avrebbe concluso il contratto. Quando il contraente è indotto d’artifici a stipulare un contratto che avrebbe stipulato a condizioni diverse sia ha dolo incidente. Quando invece, è indotto da artifici e raggiri a stipulare un contratto che altrimenti non avrebbe concluso sia ha dolo determinante.

Con l’annullabilità il contratto:

  1. produce i suoi effetti, ossia è provvisoriamente efficace, fino a momenti in cui viene reso inefficace dalla sentenza di annullamento,
  2. è sempre sanabile mediante convalida padre soggetto al quale spetta l’azione di annullamento,
  3. l’azione di annullabilità è soggetta a prescrizione di cinque anni dalla sottoscrizione del contratto,
  4. l’annullabilità può essere fatto valere solo dal contraente che ha subito e che vi abbia interesse. Non può essere rivelata dall’ufficio.

Scioglimento del Contratto

Sia ha per mutuo consenso delle parti o per cause ammesse dalla legge, in quanto il contratto ha forza di legge tra le parti. Si verifica per risoluzione del contratto, per recesso e per rescissione.

Sia ha risoluzione nei seguenti casi:

  1. per inadempimento – ossia la parte non adempie la prestazione a cui è tenuta, l’altro può o, mantenere in vita il contratto e chiedere l’adempimento con condanna del giudice ad eseguire la prestazione alla parte inadempiente, oppure chiedere la risoluzione per inadempimento e pretende, in entrambi i casi, il risarcimento del danno subito. Una volta chiesta la risoluzione non può chiedere l’adempimento, mentre è possibile l’inverso;
  2. per impossibilità sopravvenuta – si verifica quando la prestazione diviene impossibile per causa non imputabile a colui che è tenuto all’adempimento (cause di forza maggiore);
  3. per eccessiva onerosità – quando sopravvengono eventi straordinari e imprevedibili, aumento dei prezzi delle materie prima, tali da determinare lo scioglimento del contratto per eccessiva onerosità sopravvenuta. La controparte può opporsi all’azione di risoluzione offrendo una modifica sufficiente a ricondurre ad equità le condizioni del contratto. La risoluzione opera non solo, come sopra detto, per effetto di sentenza del giudice ma anche di diritto a favore del contraente, che prima della scadenza del termine, stabilito dalle parti, abbia offerto all’altro contraente la consegna del bene al pagamento del prezzo (offerta reale).
    Se l’altra parte non adempie la risoluzione di diritto in pieno in tre casi espressamente previsti e regolati dal Codice Civile:
  1. La diffida ad adempiere articolo 1454 codice civile – quando colui che è obbligato conclude un contratto non adempie l’obbligazione, la parte adempiente può chiedere la risoluzione di diritto mediante una dichiarazione scritta, con la quale intima alla controparte di provvedere all’adempimento entro un termine che non può essere inferiore a 15 giorni. Decorso il termine fissato, senza che si faccia luogo all’adempimento, il contratto si intende risolto di diritto.
  2. La clausola risolutiva espressa articolo 1456 codice civile – i contraenti convengono, con apposita clausola, che il contratto si risolva nel caso in cui una particolare obbligazione non sia adempiuta. Si verifica la risoluzione di diritto quando una delle due parti dichiara di avvalersi della clausola risolutiva e si accerti l’avvenuto inadempimento dell’altra.
  3. Termine essenziale articolo 1457 del codice civile – le parti convengono che il termine entro il quale adempiere la prestazione carattere essenziale, in quanto la stessa prestazione, diventa inutile sia eseguita dopo la scadenza del termine convenuto.
  4. Il recesso – ossia una manifestazione di volontà di una delle parti di voler sciogliere anticipatamente il contratto, prima della sua conclusione, quando questo è permesso perché inserito nel contratto (caparra penitenziale) o per volontà del registratore. La legge prevede che la facoltà di recesso possa essere esercitata finché il contratto non abbia avuto un principio di esecuzione o che l’esecuzione sia iniziata, ed in tal caso il recesso non ha effetto per le prestazioni già eseguite o in corso di esecuzione.
  5. L’azione di rescissione – promossa dalla parte obbligata o danneggiata diretta togliere al contratto efficacia giuridica. Si ha rescissione quando:
  1. una parte abbia assunto delle obbligazioni trovandosi in stato di pericolo o a condizioni inique, la necessità di salvare se o altri dal pericolo attuale di un danno grave alla persona (rescissione in caso di pericolo),
  2. nel caso in cui vi sia sproporzione tra le prestazioni delle parti e la sproporzione sia dipesa dallo stato di bisogno di una parte, del quale l’altra abbia approfittato per trarne vantaggio, purché la lesione ecceda la metà del valore che la prestazione promessa o eseguita dalla parte danneggiata aveva nel momento in cui è stato concluso (rescissione per lesione).

La rescissione può essere promossa dalla parte che vi abbia interesse entro un anno (termine di prescrizione) la conclusione del contratto. Il contratto rescisso non può essere convalidato.

La Formazione e la Conclusione del Contratto

La responsabilità precontrattuale consiste nella mancata osservanza del principio di correttezza nel corso delle trattative, le parti, sia durante le trattative sia nella formazione del contratto, devono comportarsi secondo il principio di buona fede. Se si violano gli obblighi concernenti la buona fede si incorre nella responsabilità precontrattuale che rientra nella categoria della responsabilità extracontrattuale articolo 2043 codice civile. La responsabilità contrattuale invece derivante dall’inadempimento, dall’ inesatto adempimento, dall’inadempimento tardivo di una obbligazione. Al termine del processo formativo del contratto si può addivenire alla sua conclusione con diverse modalità:

  1. sottoscrivendo un unico documento – attraverso la scambio di due dichiarazioni scritte, o verbalmente quando la forma è libera. Non è difficile stabilire quando si perfeziona l’accordo sia nei momenti in cui il consenso si manifesti in un unico contesto di luogo e di tempo. La questione più complessa è quando le trattative si svolgono in tempi successivi tra persone lontane.

Il processo formativo del contratto si fonda su due manifestazione di volontà:

  1. la proposta – la dichiarazione che contiene tutti gli elementi del contratto, emessa dal proponente manifestando l’intenzione di obbligarsi. Deve possedere il requisito della completezza (deve contenere tutti gli elementi del futuro contratto) e può essere revocata, ma finché la revoca sia efficace ad adempiere perfettamente del contratto deve pervenire al destinatario della proposta prima che l’accettazione della proposta giunga al domicilio del proponente;
  2. l’accettazione – è la dichiarazione di volontà dell’accettante diretto al proponente. L’accettazione deve possedere il requiesito della conformità (conforme alla volontà manifestata dal proponente).

Il contratto è concluso nel momento in cui, chi ha fatto la proposta ha conoscenza dell’accettazione dell’altra parte. La proposta, l’accettazione, la loro revoca e ogni altra dichiarazione, diretta ad una determinata persona, si reputano conosciuti nei momenti in cui giungono all’indirizzo del destinatario, se questi non prova di essere stato, senza sua colpa, nell’impossibilità di averne notizia.

Qualora il contratto non si formi immediatamente, si prospettano due diverse ipotesi:

  1. il patto d’opzione – ossia un negozio giuridico bilaterale in virtù del quale le parti stabiliscono che una di esse resti vincolata alla propria dichiarazione, per un certo periodo di tempo, mentre l’altra alla facoltà di accettarla o di non accettarla. La stipula del patto di opzione non fa sorgere un vincolo giuridico che abiliti ciascuna delle parti ad agire per l’esecuzione specifica del negozio per risarcimento del danno, con la conseguenza che non matura il diritto del mediatore alla provvigione (Cassazione 21/11/2011 n. 24445);
  2. la lettera d’intenti (scrittura di puntazione o minuta) – è un contratto preparatorio con il quale viene formulato l’accordo parziale e quindi un impegno a trattare ma diverso dalla proposta d’acquisto, perché non si costruisce un obbligo di concludere il contratto. Una scrittura così redatta non è pertanto idonea a perfezionare l’accordo tra le parti ma ha carattere preparatorio.

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