IMPUGNARE LE DELIBERE CONDOMINIALI (prima parte)

IIMPUGNARE LE DELIBERE CONDOMINIALI
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Le delibere approvate dall‘assemblea di condominio sono obbligatorie per tutti i condomini, ma se contrarie alla legge o al regolamento di condominio, a norma dell’artico1o 1137 del Codice civile, possono essere impugnate dinanzi all’autorità giudiziaria da ogni condomino.

Il ricorso, che non sospende l’esecuzione del provvedimento (salvo che la sospensione sia ordinata dall’autorità giudiziaria stessa), deve essere proposto al massimo « entro 30 giorni, che decorrono dalla data della deliberazione per i dissenzienti e dalla data di comunicazione per gli assenti.

L’articolo 1137 del Codice civile e l’articolo riguardante le impugnazioni delle delibere assembleari

Il comma 1 afferma come, una volta approvate, le delibere assembleari siano obbligatorie per tutti i condomini, compresi gli assenti e i dissenzienti. Si tratta dell’applicazione della regola generale in materia di condominio secondo cui la vita condominiale è retta dal principio maggioritario.

Ciò non toglie che le delibere possano essere revocate o modificate da una valida delibera successiva, in quanto di regola non sono irrevocabili in particolare, anche una delibera approvata all’unanimità può essere successivamente modificata da una delibera a maggioranza (Cassazione 12 aprile 1976, n. 1281).

Nei commi 2 e 3 dell’articolo 1137 è poi specificato che ogni condomino, assente o dissenziente, può opporsi alle deliberazioni contrarie alla legge o al regolamento condominiale è ricorrere all’autorità giudiziaria.

Agli effetti del termine per l’impugnazione (30 giorni) l’amministratore ha l’onere di comunicare il verbale di assemblea agli assenti. Il comma 2 dell’articolo 1137 si riferisce alle sole delibere annullabili e non anche a quelle radicalmente nulle, la cui impugnativa non e soggetta come – azione di accertamento né a decadenza, né a prescrizione. 
Di qui la distinzione tra delibere annullabili e delibere nulle. Le prime sono sanabili con successive delibere di convalida, mentre le seconde non possono essere né sanate, né convalidate, ma solo sostituite con altre delibere validamente assunte. Per quanto riguarda le delibere, possono ssumere rilevanza contrattuale nei reciproci rapporti tra condomini, impegnandoli all’osservanza del contenuto delle delibere, ove esse non difetti con dei requisiti di sostanza e di forma.

In tema di nullità e di annullamento, il sindacato del giudice sulle delibere assembleari e sempre e solo un sindacato di legittimità, non essendo ammesso né un apprezzamento equitativo, né di merito, né di opportunità. In particolare, è stato deciso che il sindacato di merito del giudice può essere ammesso solo nel caso in cui la delibera sia viziata da eccesso di potere e cioè quando la causa del provvedimento adottato sia falsamente deviata dal suo normale modo di essere.

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Attenzione

 

L’azione di nullità come azione di mero accertamento, spetta a chiunque vi abbia interesse e quindi anche al condomino consenziente.

Al contrario, l’azione di annullamento spetta solo a chi rivesta la qualità di condomino assente o dissenziente, fermo restando che all’assente o dissenziente è equiparato il condominio astenuto.

ll dissenso del condomino

Quando l’assemblea delibera di promuovere una lite o di resistere a una domanda giudiziale, il
condomino dissenziente può separare la propria responsabilità in ordine alle conseguenze della
lite, per il caso di soccombenza.

Se invece l’esito della lite è stato favorevole al condominio, il condomino dissenziente — che ne
abbia tratto vantaggio — deve concorrere nelle spese del giudizio. L’atto di dissenso deve essere notificato entro 30 giorni da quello in cui il condomino ha avuto notizia della delibera.

 

In caso di soccombenza, il condomino dissenziente ha diritto di rivalsa per ciò che abbia dovuto pagare alla parte vittoriosa.

Per esprimere il proprio dissenso, il condomino deve impugnare una vera e propria delibera assembleare e non un semplice provvedimento dell’amministratore. Il che significa, se la decisione di promuovere o resistere a una lite è atto proprio dell’amministratore, che deve prima rivolgersi all’assemblea – che deciderà in merito — e solo rispetto alla delibera di quest’ultima manifestare il proprio dissenso.

Il dissenso può essere espresso solo relativamente alle liti tra condominio e terzi e non per le
liti tra condominio e condomino.

In quest’ultimo caso la giurisprudenza ha infatti puntualizzato che non é applicabile neppure in via “analogica” l’articolo 1132 del Codice civile che disciplina l’ipotesi di lite tra un condominio e un terzo estraneo e neppure l’articolo 1101, richiamato dall’articolo 1139 stesso codice (Cassazione 25 marzo 1970, n. 801).

Sempre la Cassazione (sentenza 15 maggio 2006, n. 1112.6), ha osservato che nell’ipotesi di controversie tra condomini l’unità condominiale viene a scindersi di fronte al particolare oggetto della lite per dar vita a due gruppi di partecipanti al condominio in contrasto tra di loro, con la conseguenza che il giudice nel dirimere la contesa provvede anche definitivamente sulle spese del giudizio, sicché la parte soccombente non può essere tenuta a pagare alla parte vittoriosa, per le spese di giudizio, una somma maggiore per quella per cui ha riportato condanna.


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